Le Pussy Riot sono state condannate.
Leggendo le loro dichiarazioni conclusive al processo ho avvertito la grandezza di menti allenate al pensiero, ho sentito i movimenti vivaci delle riflessioni di tre giovani donne capaci di spaziare in tempi storici infiniti mantenendo un senso critico tale da rileggere fatti e processi senza confonderne in alcun modo il senso.
La dissidenza sovietica ha origini lontane. Ogni volta che il potere dominante ha tentato di rendere anonime le coscienze della popolazione, qualcuno nella folla ha alzato la testa e, contestando il sistema vigente, ha ricercato la verità attraverso la forza delle parole.
La ricerca della verità. È per questo che si combatte in Russia o si vuole davvero credere che si tratti di “teppismo a sfondo religioso”?
Ogni uomo dovrebbe essere attraversato da una forza che lo spinge alla ricerca del senso di sé e del mondo, e quindi della verità. Ogni vita umana dovrebbe, come molti dissidenti – non solo russi – hanno sostenuto, lottare quotidianamente contro il potere che cerca di ridurla ad un elemento manipolabile ed anonimo.
Una lotta per l’esistenza e per l’annientamento delle logiche totalizzanti. Una lotta per la ricerca della verità. Ecco cosa dovrebbero capire tutti quelli – soprattutto alcuni “compagni” – che speravano di vedere Yekaterina, Maria e Nadezhda rinchiuse in un gulag, denunciando complotti filoccidentali, regie americane e neoliberiste dietro la preghiera punk delle Pussy Riot. Forse queste persone non hanno avuto modo di leggere le dichiarazioni conclusive al processo, forse non sono in grado di capire che la storia, da qualunque parte la si guardi, se reprime le libertà fondamentali degli uomini, è sempre sopraffazione e sopruso, e che sperare di cancellare la forza di un pensiero, rinchiudendolo in un campo di lavoro, ha poco a che fare con le idee alla base del comunismo, ha poco a che fare con l’uguaglianza, la dignità e la giustizia sociale.
Feniks 66 era una delle prime riviste sovietiche circolanti nei canali del samizdat. Il motto recitava: “scrivete la verità perché la parola viva, perché, nascosto sotto il velo, il pensiero, avvolto come una molla, scattando all’improvviso, uccida”.
Il pensiero di tre giovani donne, avvolto nel giro di basso di acide note punk, è scattato libero e potente. E qualche morto deve averlo fatto se s’è deciso di metterle a tacere in una prigione della teocratica Russia moderna.
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La Russia di Putin, uomo del Kgp… Metodi Stalinisti in epoca moderna. Nel silenzio degli stati… Il denaro addormenta anche le democrazie più compiute.